Non si può parlare di linguaggio senza inserirlo in una più ampia capacità comunicativa; di norma si impara a parlare nei primi 3 anni di vita ma ci sono due importanti teorie sull’acquisizione del linguaggio:

INNATISTA      il linguaggio è un dispositivo innato, un insieme di regole che il bambino deve scoprire a partire dalle più semplici; l’apprendimento per imitazione dell’adulto non ha alcun ruolo nello sviluppo del linguaggio poiché il bambino è capace di formulare frasi mai sentite in precedenza (sviluppo creativo).

INTERAZIONISTA      lo sviluppo del linguaggio viene inteso come capacità comunicativa,quindi strettamente legato al contesto sociale; il bambino è in grado di comunicare senza ancora saper parlare.Si parla quindi di significato locutivo, ovvero il contenuto della frase e di significato illocutivo,ovvero l’intenzione con cui il parlante produce la frase; il bambino impara a dare  un’intenzione alle sue azione e a capire quelle della madre.


Vediamo ora le fasi dello sviluppo!!!

LA FASE PRELINGUISTCA

2-6 mesi: prime vocalizzazioni, i suoni del bambino si inseriscono nei discorsi degli adulti come se volesse rispondere.

6-7 mesi: compare la lallazione canonica (da da da…la la la…). Compaiono alcune caratteristiche della lingua materna e si riduce l’iniziale ampiezza fonetica, limitandosi a quella della propria lingua.

10-12 mesi:compare la lallazione variata (sequenze sillabiche complesse) ,i suoni iniziano ad assomigliare a parole.

GESTI COMUNICATIVI

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Tra i 9 e i 12 mesi il bambino comincia ad utilizzare gesti come indicare, mostrare, offrire, dare e richieste ritualizzate chiamati perforativi. A partire dagli 11 – 12 mesi compaiono i gesti referenziali o rappresentativi; questi oltre ad avere un’intenzione comunicativa hanno anche un referente specifico. Questi gesti nascono all’interno di giochi o routines sociali con l’adulto (es. scuotere la testa per dire no, aprire e chiudere la mano per salutare ecc…) e vengono appresi per imitazione. Successivamente questi gesti vengono usati anche fuori dal contesto scatenante.

LE PRIME PAROLE

Compaiono in generale verso gli 11 e i 13 mesi e stanno a indicare persone, oggetti e azioni. Gli oggetti soprattutto piccoli (manipolabili) e in movimento (veicoli). L’uso iniziale delle prime parole non è referenziale ma lo diventa in seguito quando la parola non è più legata all’evento specifico ma a diverse situazioni. La comprensione precede la produzione linguistica, nel senso che il bambino è in grado di produrre parole spontaneamente solo quando ne avrà capito il significato.

LO SVILUPPO DELLA GRAMMATICA

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Si individuano due componenti: morfologia: acquisizione di suffissi e prefissi che servono a formare il plurale/singolare delle parole, il maschile/femminile…oppure a coniugare i verbi a derivare un nome da un altro ecc… sintassi: capacità di costruire combinazioni di parole che rispettino le regole della propria lingua materna. Lo sviluppo della grammatica inizia precocemente (fine del 2° anno di vita) ma alcuni aspetti vengono padroneggiati completamente soltanto a 9 – 10 anni.


GLI USI DEL LINGUAGGIO

Saper parlare implica anche saper parlare nel momento giusto, si parla perciò di competenza pragmatica che include due aspetti: la capacità di conversare e la capacità di tenere conto del punto di vista dell’interlocutore.

Il bambino è precocemente in grado di conversare utilizzando il grado giusto di intonazione e un limitato numero di frasi fatte. Questo anche grazie alle madri che nel conversare tendono più a fare richieste implicite piuttosto che a dare ordini espliciti. Già a 4 anni di età i bambini sanno adattare il proprio linguaggio all’interlocutore, a seconda che si tratti di un adulto, un coetaneo o un bambino più piccolo. Con un bambino più piccolo tendono a dare ordini, con gli adulti mitigano le loro richieste mentre con i coetanei usano forme più cortesi di richiesta. Nei bambini di 3 anni è ancora assente la capacità di conversare su temi lontani dall’attività in corso, mentre i bambini di 5 anni cominciano a dialogare facendo riferimento a eventi passati o a progetti futuri.
 

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