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Al potere, già di per se complesso, dei mondi contemporanei e delle loro culture si aggiunge una stratificazione che è multiforme, ma anche multi vocale, di elementi insiti in ogni segmento di trasmissione culturale. Questo è vero a prescindere dal mezzo di comunicazione che viene utilizzato. È come se ogni messaggio esplicito fosse circondato e collegato agli altri da una sorta di rete invisibile, una rete non immediatamente percettibile, ma che ha il potere di strutturare una certa visione del mondo fino a farla coincidere con il mondo stesso una certa visione del mondo e la struttura con tale forza che essa coincide con il mondo stesso affermando in modo silenzioso, ma forte e tenace, che la verità del messaggio è una verità totalizzante ed è una verità che risiede nella naturalità stessa.

Attraverso la trasmissione sotterranea, ma pregnante, di materiali culturali che trascendono quelli intenzionalmente veicolati si trasmettono e si ricevono messaggi impliciti, che riguardano il medesimo e l’altro, il noi contrapposto al loro, messaggi su cosa significhi e comporti appartenere ad un sesso o all’altro sesso, ad un gruppo generazionale, ad una suddivisione sociale, ad una razza, ad una nazione.

Questi messaggi nascosti, che spesso ricalcano stereotipi e pregiudizi e che molto spesso si traducono in delle certezze quasi lapidarie se non addirittura in paure fobiche, proprio in virtù della propria azione strisciante si sedimentano, si depositano lungo i percorsi di formazione individuale e collettiva, si cristallizzano in visioni che sono tutte positive per il proprio gruppo e molto spesso negative per il gruppo che si percepisce come altro da sé.

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